LA STELLA DI NAPOLI DAGLI
OCCHI VERDI
Eliana Merolla ed Achille Lauro
di Achille della Ragione
Dietro ogni grande uomo vi è una
grande donna, per cui che straordinario personaggio è stato Eliana Merolla,
compagna fino alla morte di Achille Lauro, anche se deve condividere parte del
merito con Angelina, la prima moglie, la quale lo ha assistito nella fase
dell’ascesa, da mozzo a più grande armatore del mondo della sua epoca, più del
mitico Aristotele Onassis.
Ho avuto modo di conoscere Eliana
Merolla intorno al 2002, quando mi apprestavo a preparare il mio volume sul
Comandante, “Achille Lauro Superstar”, consultabile in rete, e, nonostante i 65
anni, i suoi occhi color smeraldo erano in grado di ammaliare chiunque si
soffermasse a fissarli. Da poco, per sopravvivere, aveva
venduto all’asta una parte dei gioielli donati in omaggio alla sua bellezza da
don Achille e viveva modestamente con la figlia Tania nel culto del grande uomo
con cui aveva avuto il privilegio di condividere la giovinezza. Per raccontare la sua storia mi
servirò delle pagine che le ho dedicato nel mio libro, prima citato. Angelina sopportava pazientemente
le scappatelle del marito, come una croce da portare in cambio del privilegio
di vivere al fianco di un uomo dalla sprizzante vitalità, ma rimase sconcertata
quando Achille le confessò candidamente di non desiderarla più sessualmente. “Ti amo, ti voglio bene, non
potrei vivere senza di te, sarai sempre la padrona assoluta del mio cuore, ma
non ti desidero più e non voglio mortificarti con una bugia”. Angelina capì che non c’era nulla
da replicare ed accettò le camere separate, ma il suo cuore si spezzò
sanguinante di una ferita che non si rimarginò più. Quando il suo Achille le confidò
che aveva lasciato Jolanda, tirò un sospiro di sollievo, ma non sapeva di
essere caduta dalla padella nella brace. Achille aveva lasciato la vecchia
fiamma unicamente perché si era innamorato di una donna di cinquant’anni più
giovane di lui, con la quale starà insieme fino alla morte: Eliana Merolla. Cupido fu un concorso di
bellezza, uno dei tanti che, negli anni Cinquanta, programmavano a gara i due
giornali napoletani. Il “Roma” ne organizzava di
megagalattici ed “Il Mattino”, sulla sua scia, aveva promosso con grande
successo, l’ ”Ondina sport sud”, dedicata alle bellezze estive, quando il
bikini era da molti benpensanti considerato, più che osé, un oltraggio al
pudore. Non erano queste le uniche
attività che “Il Mattino” organizzava a ruota, carpendo l’idea dalla fertile
mente del Comandante, anzi l’esempio più paradigmatico era costituito dalla
gigantesca sottoscrizione “Bontà di Napoli”. Essa, per mesi, sollecitava le
offerte dei lettori, solleticandone la vanagloria di vedere il proprio nome
pubblicato tra i benefattori. L’iniziativa fu varata allo scopo di approntare,
per le feste natalizie, pacchi dono, in tutto simili a quelli elargiti da
Lauro, da distribuire a pioggia tra i bisognosi della città. Sono gli anni in cui nasce a
Napoli questo sfrenato attivismo benefico, del quale si fanno paladini grassi
signori della nobiltà (decaduta) e della borghesia (nullafacente), in perfetta
sintonia con signore d’annata, legate il più delle volte unicamente all’aspetto
mondano della dazione. Gli effetti nefasti, in termini
di persecuzione ai limiti della rottura, si riverberano fino ai giorni nostri,
caratterizzati da un quotidiano pullulare di collette, gare di burraco,
spettacoli teatrali con attori dilettanti e sprovveduti, che si susseguono a
ritmo vertiginoso, mentre i benefattori (con soldi altrui) sono diventati
legioni, animati da due soli obiettivi: comparire come “buoni” in società e,
ove mai esistesse, assicurarsi una felice collocazione in Paradiso, ignorando
sfacciatamente il dettato evangelico, che ammonisce rigorosamente: “Non sappia
la mano sinistra ciò che fa la mano destra”. E parlando di beneficenza, oggi
che i beni demaniali, tra cui le spiagge, vengono alienati per quattro soldi al
miglior offerente, con un passaggio di proprietà dal pubblico al privato
deleterio, non è fuor di luogo ricordare che per decenni don Achille ha messo a
disposizione del popolo la sua villa a mare di Posillipo per i bagni estivi.
Bastava una semplice richiesta per ottenere una tessera gratuita di accesso e
la tintarella era assicurata. Le sorelle Capuano, cinque vispe signorine tra
gli ottanta e i novant’anni, ci hanno confidato di aver fatto per anni a villa
Lauro i migliori bagni della loro vita. Il concorso “La stella di Napoli”
aveva un premio speciale molto appetibile: un provino cinematografico per
diventare attrice protagonista del primo film prodotto da Lauro, dal titolo “La
città del sole”. Scopo della pellicola, per la
quale si era raggiunto un accordo con Eduardo De Filippo per affidargli la regia,
era quello di mostrare la
Napoli nuova, sorta con la ricostruzione, con strade ampie e
palazzi nuovi e diffonderne l’immagine per l’Italia. La folla di ragazze che si
accalcava per partecipare alla gara era di conseguenza più nutrita del solito e
tra questi, teneri boccioli, vi era Eliana, la più profumata, che si
presentava, dopo un ennesimo bisticcio col gelosissimo fidanzato, con la
segreta speranza di poter sfuggire ad un matrimonio che si prevedeva
asfissiante e ad un futuro che si preannunciava monotono.
La prima selezione scelse, su
oltre cento partecipanti, dieci ragazze, che durante la festa di Piedigrotta
sfilarono, indossando un succinto costume da bagno, su di un carro speciale
dedicato alle stelle di Napoli. Eliana, con i suoi attributi
fuori dal comune, dagli occhi verde smeraldo ai capelli biondo tiziano, per
tacere del resto, attirò gli sguardi vogliosi del pubblico e non si contarono i
complimenti a gran voce di ogni genere da parte dei più audaci. Alla successiva finalissima le
ragazze furono sottoposte al voto di una giuria composta da personalità della
politica, dello sport e del giornalismo. Achille Lauro faceva parte dei
votanti e si pronunciò con un dieci e lode per Eliana ma, distratto da altri
impegni, si allontanò senza attendere l’esito delle selezioni. Sicuro della sua vittoria, il
giorno dopo si rammaricò che la sua prescelta fosse arrivata solo seconda,
perciò decise di farle arrivare un suo messaggio e d’invitarla per un incontro
nel suo studio, nel quale si sarebbe dichiarato disponibile a far sottoporre
anche lei ad un provino per il film da girare. Dall’incontro probabilmente
immaginava che sarebbe potuto scaturire anche dell’altro, ma la ragazza spense
ogni suo bollore, allorchè si presentò piangendo. Raccontò la sua triste
storia, dai lutti familiari al fidanzato geloso e rompiscatole. Lauro commosso
promise di aiutarla. Nei giorni successivi le sue
telefonate s’intensificarono, insospettendo il padre e la madre di Eliana, i
quali decisero che avrebbero affrontato Lauro, pregandolo di lasciar perdere la
loro figlia. I genitori lo convocarono a casa
loro e, pur accogliendolo con tutti gli onori come il re di Napoli, cercarono
di convincerlo, ma lo scontro fu impari. L’autorità del Comandante tolse loro
le parole di bocca ed essi capitolarono, senza condizioni, davanti all’offerta
di un contratto di attrice con un cachet superiore a quello percepito dalla
stessa Sophia Loren: 25 milioni, una cifra che nessuno avrebbe potuto rifiutare. Il film, per la regia di Claudio
Gora, nonostante la partecipazione di attori famosi, da Paolo Stoppa ad Amedeo
Nazzari, non ebbe particolare successo. La Merolla, con lo pseudonimo di Kim Capri, ebbe
però modo di mostrare le sue
ragguardevoli ed esplosive grazie, ma poi preferì entrare nel ruolo più
gratificante di amante di Lauro. A dire la verità, almeno
all’inizio, un’amante un po’ sui generis; infatti come con Angelina aveva
instaurato un rapporto di fratello e sorella, così con Eliana ne aveva creato
uno, ancora più ambiguo, di padre e figlia. Si vedevano soltanto la sera per
la cena, nell’appartamento di via Crispi vicino a villa Lauro. Si parlava del
più e del meno e si accennava anche alle “sedute”, non proprio d’affari, che
Lauro aveva avuto nel pomeriggio. Durante le vacanze i due colombi
prediligevano le località della costa azzurra, lambite con il “Karama”, il
superbo veliero, dotato di un equipaggio di ben 11 marinai. Achille copriva la sua amata di
regali costosissimi, captando e soddisfacendo al volo qualsiasi suo desiderio. Ci furono, come in tutti gli
amori, anche momenti difficili, quando all’orizzonte comparvero uomini più
giovani del Comandante, come un inglese, affascinante e tenebroso, per il quale
vi fu una sbandata. Egli voleva sposare Eliana; lei però alla fine, dopo mille
ripensamenti, scelse di rimanere al fianco del suo Achille. Questa decisione fece ricredere i
figli di Lauro, i quali cominciarono ad intuire che quella ragazza, così bella
e così giovane, era sinceramente affezionata, se non innamorata, al loro
genitore. Eliana pretese però di essere
sposata (tutte le donne sono uguali) .Lauro era oramai da anni vedovo e
lo stesso si ostinava ad abitare da solo nella villa, recandosi in visita dalla
sua compagna solo la sera, alla fine di una giornata di lavoro spesso
massacrante, per la cena e quattro
chiacchiere. Più volte si erano preparate le
carte per il matrimonio, ma esse erano scadute, senza che nulla avvenisse.Eliana, sentendosi presa in giro,
minacciò allora di scappare via per sempre ed Achille la riacciuffò soltanto
sul filo di lana, mentre si accingeva a raggiungere l’aeroporto. Furono preparate di nuovo le
pubblicazioni, ma i giorni passavano e la fanciulla era ormai rassegnata. Una sera, mentre cenavano
tranquillamente, mancavano pochi minuti alle 22, Achille all’improvviso disse:
“Preparati, voglio andare a teatro” e poiché la compagna perdeva tempo a
prepararsi, disse bruscamente: “Non è necessario vestirsi eleganti”. Ma lei intuì che sarebbe successo
qualcosa di strano, per cui non volle rinunciare ad un completino in crèpe di
lana ed alla pelliccia con il collo di zibellino e, perché no, anche ad un
pizzo antico di Bruxelles, uno splendido merletto che era appartenuto ad una
sua ava. Scesi in garage, dove era in
attesa la Mercedes
con l’autista, prendono posto in una piccola utilitaria e raggiungono la
stradina ove è situata la parrocchia di San Benedetto all’Arco Mirelli. La porta della chiesa è socchiusa,
ma all’interno vi è un tripudio di rose pallide e di lillà bianchi. Sull’uscio
viene offerto un minuscolo bouquet di fiori alla frastornata Eliana, che trova
il braccio del fratello e raggiunge emozionatissima l’altare. Don Ciro, credendola sprovvista,
si offe di prestarle un velo dalla sagrestia, ma Eliana non rinuncia al suo,
con il quale si erano già sposate la mamma e la nonna. Momenti di divertito imbarazzo,
quando Lauro offre il suo dito al parroco, che sorridendo invita gli sposi a
scambiarsi gli anelli. Sono le 23,30, pochi minuti e
sarebbero scadute le pubblicazioni per l’ennesima volta. Pochissimi i parenti e gli amici
presenti alla cerimonia, molti e sfarzosi saranno i regali nei giorni
successivi, testimoni due fedelissimi: Gaetano Fiorentino ed Andrea Torino. All’uscita si assembra una
piccola folla di curiosi, medici ed infermieri di turno nel vicino ospedale
Loreto e qualche perditempo notturno, che a Napoli non manca mai. Un applauso ed in coro un grido
augurale: “Viva gli sposi” e di rincalzo: “Vita lunga a don Achille”. Con questo matrimonio si mette la
parola fine ai pettegolezzi ed alle voci di nozze segrete celebrate all’estero. La prima presentazione ufficiale
della sposa al Meeting internazionale degli armatori svoltosi a Sorrento, dove
Eliana, nella sua sfolgorante bellezza, oscura le compagne dei più potenti
imprenditori del globo. Dopo pochi giorni al Festival del
cinema nuova splendida apparizione, al fianco dei più prestigiosi nomi dello
spettacolo. Divenuta moglie, la famiglia di
Lauro cominciò a frequentarla e, conoscendola meglio, seppe apprezzare il suo
attaccamento ad Achille, il suo carattere semplice ed allegro e la sua
riservatezza. Ercole, che assieme alla sorella
Laura si era opposto strenuamente al matrimonio, paventandone le dannose
conseguenze economiche sull’eredità, fu felice di ricredersi, a tal punto da
intrattenere ancora oggi cordiali rapporti di amicizia con Eliana, da anni
trasferitasi a Roma. Appena celebrato il matrimonio,
la novella sposa, assistita dal suo legale di fiducia, l’avvocato Gallo, si
recò dal notaio Monticelli e dichiarò di voler separare i suoi beni da quelli
del marito, uno degli armatori più ricchi del mondo, tra i primi contribuenti
in Italia, con un volume di tasse superiore a quello versato ogni anno
dall’avvocato Agnelli, il padrone della Fiat. Il motivo di questa scelta, a
lungo rimasta segreta, era semplice per quanto sconcertante: la signora era
rimasta affascinata dal potere del suo
compagno e non dalla sua ricchezza. Che questa ragazza volesse bene
veramente ad Achille lo aveva intuito la stessa Angelina, la quale, mentre odiò
sempre Jolanda, ritenuta una pericolosa rivale, per questa fanciulla che
sacrificava la sua giovinezza al fianco di un uomo tanto più anziano ebbe
addirittura parole di ringraziamento: “Se rende felice il mio Achille, sono
felice anche io”. Una volta sposati, vi fu il
naturale desiderio di un figlio. Lauro,
vicino ai 90 anni, non potendo provvedere personalmente e preoccupato di
lasciar sola la sua sposa, si attivò per adottare una bambina. La scelta cadde
su una piccola tailandese: Tania, dal visino paffuto e dagli occhi di una
bellezza devastante. Questa bambina è stata l’ultimo,
ma forse il più intenso, amore di Lauro, quando negli ultimi anni egli, chiuso
nei meandri dei suoi pensieri, non voleva vedere più nessuno ed amava ritirarsi
con la sua piccina per giocare e per scambiarsi coccole. La copriva di giocattoli, però
pretendeva che a Natale lei, che poteva
avere tanto, li regalasse tutti ai ragazzi poveri. E Tania si rammarica
oggi di non aver nessuna traccia della sua infanzia, anche se rammenta con
struggente malinconia un meraviglioso trattore elettrico, che tanto le piaceva. Sono tanti i teneri ricordi:
“Dalle caramelle alla frutta, di cui ero ghiotta, che papà mi portava,
svegliandomi ogni mattina, mentre a mamma serviva a letto il caffè (e non è
vero, come è stato scritto, che le accettavo per poi nasconderle sotto il
cuscino) fino alle giravolte in cielo che mio padre, nonostante l’età, mi
faceva fare la domenica”. Tania è oggi una splendida
ragazza di 27 anni, ammirata e corteggiata dai coetanei. Divide con la madre un
appartamento a Roma e vive del suo onesto lavoro: gestisce in franchising con
grande entusiasmo un negozio “Calzedonia”, che le fornisce molte
gratificazioni. Ha ricordi lucidissimi dei pochi
anni vissuti con il padre, al quale è stata sempre legatissima. “Era bello abitare nella villa di
Massa Lubrense, dove sono vissuta fino all’età della scuola, quando mi sono
dovuta trasferire a Napoli per frequentare il Santa Dorotea”. Ancora oggi Tania ha un sogno
ricorrente che ha voluto confidarci: “Papà era solito addormentarsi il
pomeriggio sulla poltrona, con gli occhi socchiusi verso l’alto e pareva che
volesse saltare in cielo. Ed un brutto giorno, che non lo vidi più, mi dissero
che proprio lì si era recato.Ancora oggi nelle notti stellate
spingo lo sguardo alla sua ricerca e tanto lo cerco, fino a quando non lo trovo
in qualche angolo del cielo, mentre mi guarda benevolo e mi sorride, lui che
era tanto buono.Solo allora sono felice e mi
balena alla mente un verso studiato a scuola, che mi ha sempre emozionato:
L’amor che move il sole e l’altre stelle”.
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Liza Taylor e Richard Burton, Luca Vespoli che intervista Sordi |
PASSIONE POSITANO ED
AMORI CELEBRI
Quando questo luogo
incredibile della costa amalfitana era mito e meta della più bella gente del
mondo: da Onassis a Soraya, a Jackie Kennedy, Grace e Ranieri di Monaco, Liz Taylor e Richard Burton fino a Rudolph Nureyev che girava nudo intorno a "Li Galli"
“Ho conosciuto tre Positano,
quella povera fucina d’artisti e di cultura, la ricca dei nomi altisonanti, del
VIP all the world, dei Re, la demodé, quando non vi approdava nemmeno una barca
a remi, ed ora la quarta Positano quella del ritorno destinazione
dell’intellighenzia internazionale, d’artisti, d’attori, del bel mondo,
l’high-society per eccellenza”. Chi ci diceva questo era Luca Vespoli,
direttore della locale Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, nonché giornalista
d’antica data per acuta passione, e pure lui mitico personaggio, ora scomparso,
tra i personaggi che annovera quest’incantevole luogo della Costiera
Amalfitana, mito e meta di chi decide di avere un posto da ricordare nel tempo.
Chi meglio di lui ci ha raccontato vizi, virtù e desideri degli altisonanti
protagonisti delle cronache dorè che dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre
al Reno e d’oltre oceano qui sono sbarcati attratti dal fascino segreto di un
luogo magnifico, come novelli Ulisse ammaliati dal canto della bella sirena
Nausicaa?
- Luca da cosa deriva questo “richiamo” che Positano ha, che non è
quello di Capri né quello di Sorrento?
“Sorrento è ormai snaturata dal contesto napoletano, Capri è una
stupenda cartolina, Positano è invece rimasta quella che era, le case sono
sempre le stesse, chi ci è venuto 30 anni fa e ci ritorna ritrova gli stessi
paesaggi d’allora, gli stessi meravigliosi profumi…”
L’onda dei ricordi preme come un
mare in piena, Luca Vespoli inizia ad elencare i fatti, gli aneddoti più
curiosi, gli avvenimenti che l’hanno visto protagonista di persona in alcuni
casi, testimone ed acuto osservatore in altri…
Non ci resta che immergerci
tuffandoci in questo mare di ricordi
“Onassis era solito attraccare con il Cristina (il suo panfilo), era
all’incirca il 1958, e sbarcava circondato da uno stuolo d’indossatrici, la Callas era ancora nel
futuro, del suo presente era Tina Livanos legittima consorte che mai lo
accompagnava in queste sortite positanesi. Uomo dotato di fortissima
personalità, ma affabile e caciarone, superfluo aggiungere amante delle belle
donne. Noi giovanotti del luogo, per ovvie ragioni, navigavamo nella sua scia.
Si ballava fino a notte inoltrata alla Buca di Bacco, si mangiava, si beveva.
Ad Ari piaceva tantissimo accompagnare ai succulenti piatti di pesce abbondanti
libagioni di vino rosso del Furore (una località nei pressi sulla costa) a
patto però che si concludesse il tutto con una coppa di champagne francese.
Nella maggior parte dei casi egli stesso faceva portare dai suoi marinai, da bordo
del Cristina “Dom Perignon” del ’53. Ma tutti i sogni finiscono all’alba… e per
noi l’alba arrivò quando il simpatico e disponibile Ari si accorse delle nostre
“manovre” con le sue indossatrici; da giovani leoni quali eravamo
l’acchiappanza era ciò che veramente ci interessava, tuoni e fulmini, Ari si
trasformò in toro scatenato (sangue greco caliente) e finì a bottigliate di…
champagne ed a tuffi nell’acqua per sottrarsi all’ira funesta. Non ritornò più,
in compenso arrivarono con un seguito da mille e una notte Reza Palhavi, Scia di Persia, e Soraya. Un servizio d’ordine
eccezionale, potemmo sì vederli, ma non avvicinarli. Mi colpì di Soraya lo
sguardo, occhi verdi a mandorla fitti di ciglia, che si posò su di me (Luca,
per chi non lo ha conosciuto, era uomo di notevole stazza, avete presente Bud
Spencer…), era di una dolcezza come mai ho potuto osservare in una donna. Si
trattennero giusto il tempo di girare per acquisti e se ne andarono. Ho ancora
negli occhi la sua figurina snella seguita dagli uomini di scorta carichi di
pacchi e pacchettini, mano nella mano con Reza come due innamorati di Peynet.
Si sarebbero lasciati poco dopo e Reza avrebbe sposato Farah Diba per dare un
erede al regno di Ciro il Grande.
Sempre a proposito di regnanti ho
un bellissimo ricordo dei Grimaldi, principi di Monaco. Il “richiamo” di
Positano, il tam tam per meglio dire, quello di cui parlavo all’inizio, giunse
fino al Principato di Monaco grazie ad un portavoce di rango quell’Aristotele
Onassis con il quale ci “appiccicammo” a colpi di champagne. Ranieri e Grace arrivarono a Positano
via mare, con Caroline ed Alberto, Stefanie non era ancora nata. La sera si
riunivano, mischiandosi alla gente del luogo, ai turisti, e a noi che eravamo i
loro chaperon ufficiali (il padre di Luca era in quel periodo sindaco di
Positano) sotto il pergolato, di fronte al mare, dell’oramai rinomata Buca di
Bacco. Ci fu un episodio che è rimasto incancellabile nella mia memoria, al
quale ho assistito personalmente, e che mi ha dato la misura di chi comandasse
nella famiglia Grimaldi. Alla piccola Caroline prima d’andare al mare piaceva
moltissimo gustare i sorbetti al limone, specialità del posto, e ne era così
golosa che, quel mattino in particolare, ne divorò addirittura tre, anzi stava
per assaggiarne il quarto quando Grace disse una sola parola “Caroline!”, il
tono di voce non ammetteva repliche, la bambina la guardò e rifiutò con
fermezza il sorbetto che le porgeva il cameriere. Ho ancora presente il visetto
compunto e lo sguardo di rimpianto con il quale seguì il cameriere che
riportava il desideratissimo gelato. L’espressione era tanto rammaricata che
tutti noi, testimoni alla scenetta, venne la voglia di offrirgliene una
montagna, ma fummo “gelati” nel nostro slancio dalla severa espressione di
mamma Grace. Caroline è ritornata poi a Positano per far da madrina alla figlia
della sua più cara amica: Ines de la Fressange moglie di quel Luigi D’Urso la cui
famiglia tiene da sempre ospite, nella villa di Conca dei Marini, lei e i suoi
parenti stretti. La donna che però ha lasciato un
segno indelebile, proprio come Zorro, della sua presenza in costiera è stata Jacqueline Kennedy. Ora che è scomparsa
ho nel cuore un acuto dispiacere. Mi sembra ieri quando, felice come una
ragazzina, pur sorvegliata a vista dai g-men, girava per negozi a provar abiti
ad acquistare i famosi sandali ricercatissimi poi dalle sue amiche newyorchesi.
Una sera che la vide ospite alla Buca chiese al maître Cesare di cantarle “Ciao
ciao bambina”, il confuso Cesare dovette ammettere di non saper cantare, ma per
non scontentare l’illustre cliente fece chiamare in tutta fretta Don Marino
Barreto jr, notissimo cantante di quegli anni che faceva la stagione in un
locale della zona. Non più di un quarto d’ora e Barreto jr. intonò insieme ad
una raggiante Jacqueline “Ciao ciao bambina un bacio ancora” e… “penso che un
sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu…” alla
fine cantavano tutti, compresi i severi uomini del servizio di sicurezza sgolandosi
con “Volare oh oh”. Alla fine Jacqueline applaudì felicissima della singolare
perfomance. Il prof. Schiavo eminente studioso salernitano compose addirittura
due brani che furono incisi appositamente “Ninna nanna a Caroline” dedicata
alla figlia della Kennedy ed a lei “Sul’ ’a musica t’ ‘e po dda”, una
registrazione che lei ringraziandolo disse “Il miglior ricordo che porterò da
questa mia permanenza nel posto più incantevole del mondo!”. La sua permanenza
fu appunto tanto significativa che a Positano ci sono molte ragazze che portano
il nome di Jacqueline proprio in onore dell’affascinante moglie di John
Kennedy, come la figlia del pescatore di Conca dei Marini che traghettò la
First Lady sulla sua barca alla spiaggia.
E dagli Stati Uniti
all’Inghilterra. Ospite frequente della perla della costiera amalfitana, Margaret sorella di Elisabetta
d’Inghilterra di casa dai D’Urso soleva andare sulla terrazza dell’Hotel
Sirenuse per gustare gli spaghetti al pomodoro suo piatto preferito. Lo stesso
piacere, anzi ‘sto “sfizio” era prerogativa di Vittorio De Sica che ne faceva scorpacciate sul terrazzo di casa
sua. Stanco delle fatiche del set (in quel periodo stava girando con la Loren “La Ciociara”) veniva a
riposarsi nella sua casa di Positano e mangiava “vermicelli al sugo” che
dovevano avere tre qualità indispensabili: “Hann’essere
calluse - soleva dire - co ‘e
pummarulilli fresche e russe, cu ‘na foglia e vasenicola profumata ncoppa
(callosi, pomodorino fresco e rosso, ed una foglia di basilico fresco sopra). La
figlia Emy, avuta con la prima moglie Giuditta Rissone, trascorre le sue
vacanze ancora oggi in quella casa, su quel terrazzo insieme a Sergio Nicolai
suo compagno. Positano è stata tra l’altro complice malandrina di grandi
passioni, come quella che travolse Liz Taylor e Richard Burton.
Nell’atmosfera silenziosa e fresca di Villa Zeffirelli i due amanti trascorsero
notti d’amore infuocate e fecero interminabili passeggiate lungo la spiaggia.
Rividi Liz, molti anni dopo, ancora ospite a Villa Zeffirelli in un party a lei
dedicato, Burton era già morto, dove era circondata dai suoi
boys-corteggiatori. Feci un ballo con lei, bellissima, ma quella Liz che stava
tra le mie braccia non era quella Liz appassionata e zingara che passeggiava
mangiandosi con gli occhi il bel Burton.
Altro patito di Positano era Laurence Olivier che non appena si
liberava dai suoi impegni correva qui. E qui ebbe il riconoscimento più
importante della sua carriera d’artista, “Il pulcinella d’oro”, che gli fu
consegnato da Eduardo De Filippo. Fu in quella circostanza che Eduardo gli
insegnò a fare ‘o rrau (il ragù), spunto che gli servì per portare in scena
all’Old Vik di Londra la commedia di Eduardo “Sabato, domenica e lunedì”,
interpretata dalla sua compagna di vita e di scena Joan Plowight, che ottenne un grandissimo successo. Leonard
Bernstein il grande musicista compositore delle musiche di “West Side
Story”, Henry Mancini quello della
“Pantera Rossa”, il grande John Steinbeck che a Positano dedicò un memorabile
articolo che ancora adesso viene riproposto in un libricino che l’Azienda
distribuisce ai turisti, Wilheim Kempff,
grande interprete beethoveniano, che di Positano ricevette la cittadinanza
onoraria, tutti amanti di questo luogo che anche solo per mezza giornata
raggiungevano, tralasciando i loro impegni, per venire a respirare il profumo
di mare. Non si può chiudere la carrellata di
ricordi di Luca se non con l’ultimo Re di Positano, Rudolph Nureyev, ed un aneddoto curioso che lo riguarda. “Egli
amava tantissimo circondarsi di amici, però non voleva assolutamente che alcuno
venisse a bagnarsi nelle acque antistanti il porticciolo della sua isola “Li
Galli”. Per scoraggiare gli impudenti, che nonostante i cartelli di divieto
ugualmente si bagnavano in quelle acque limpide, completamente nudo a bordo di
uno scooter da mare sguazzava tra gli attoniti e stupiti bagnanti. Codesti,
dopo il primo attimo di sconcerto, correvano a prendere telecamere e macchine
fotografiche per immortalare “il tartaro” nudo, costringendolo così ad una
ritirata strategica per evitare di trovarsi in prima pagina sui giornali!”.
Annamaria Ghedina
AMORI DIFFICILI: NATALIA PARIS E JULIO CESAR CORREO
ALIAS JULIO FIERRO NARCOTRAFFICANTE
Natalia Paris
famosa modella, nata a Medellin, diva nel suo paese, Miss Colombia ricevuta
anche dal presidente colombiano, è oggetto di un paio di capitoli nell’ultimo
libro di Saviano “Zerio, Zero, Zero”, perché perse la testa per un bel “guapo”
Julio Cèsar Correo alias Julio Fierro “narcotrafficante” del cartello di
Medellin. Ovviamente era all’oscuro della “professione del marito. Avevano appena avuto una figlia Mariana quando Julio
scomparve, il suo corpo non è mai stato ritrovato. Vi proponiamo un’intervista che
la Paris rilasciò alla giornalista Sandra Paula Real di El tiempo.com, nel 2008 parlando di quel suo “difficile”
amore. Tra l’altro all’epoca alla TV era in onda una
serie ispirata alla loro storia.
- Com’era Julio?
“Era
un uomo di tenero amore, bello, troppo buon padre e iperprotettivo, che amava molto beffardo
... Era Sagittario,
un allegro, molto cool”.
-
Quando ha
iniziato ad innamorarsi non ha mai
sospettato di essersi messa con una persona coinvolta in traffici illegali?
“Quando racconto
la storia ai miei amici, rido e rido di me stessa,
perché ero una ragazza, molto ingenua, molto innamorata ... che era vissuta sempre con sua madre,
innamorata di un uomo buono, intelligente, preparato, ma che sapeva come
nascondere l'altra sua “faccia”
... Quando mi
sono resa conto, ormai c’ero dentro, ma non era come hanno messo in televisione”
- Come l’ha conosciuto?
“A Medellin
palestra, quando facevo esercizi. Mi
è piaciuto perché era stupendo. Lui era un uomo colto
e aveva un sorriso e denti belli. Il suo fascino era il suo sorriso da angelo pieno di lluce”
- Quando
vi siete innamorati?
“In palestra
c'era un gruppo che faceva immersioni al
quale mi sono iscritta, lui aveva un diploma di sub
professionista. Abbiamo fatto un
viaggio a Santa Marta per le prime immersioni e qui , avevo 22 anni, che è accaduto follemente,
senza pensare a nulla, vivere giorno
per giorno. Con
le farfalle nello stomaco e il
cuore è interamente occupato da
lui”
- Avete mai litigato?
A 22 anni non si pensa a nulla alle conseguenze,
se la persona che ti piace è giusta o no, una pensa di sposare quello che sarà
il padre dei tuoi figli, l’uomo di cui sei innamorata, vivi in quel momento per
quel momento e basta. Prima ci si innamorava più facilmente ora rifletto su tutto.
- Cosa ne pensava sua madre?
“Mi fece la guerra come ogni madre che sa di stare dalla parte della
ragione, ma io pensavo di stare nel giusto”
- Vi separaste?
“Io mi ribellai tenacemente, povera mamma. Lo feci con l’immaturità e
l’inesperienza che uno ha delle cose della vita, ma a quell’età agire con le imposizioni e senza un
fondamento, fu sbagliato”
-
Voi come vi comportavate con lei ?
“Cercavamo di farle piacere, di parlare
con lei, ma mia mamma mi contrastava imponeva orari di rientro ridicoli mi disse: 'Guarda,
sono io che comando”. Anzi lui mi rimproverava per il mio comportamento poco
carino con mia madre…”
- I suoi regali erano “abbaglianti”
“La verità è
che io lavoro da molto giovane e ho sempre fatto bene nel lavoro. La mia
famiglia è modesta, ma non ci è mai mancato nulla, mia mamma è un avvocato e ha
sempre lavorato e quello che volevo, ho potuto comprare. Se avessi voluto un
gioiello, una borsa o qualsiasi altra cosa, le me lo poteva dare”
- Quando decideste di avere un bambino?
“Non
lo decidemmo, eravamo fidanzati da
due anni. rimasi incinta. Vivevo ancora con mia mamma, ero di quattro mesi... Mia nonna e mio
fratello sapevano, tranne mia madre. Quando mia madre Mia mamma
l’ha saputo non mi ha rivolto la parola per una settimana..ma poi mi ha
benedetto”
- Le cambiò la vita questo bebè?
È stato come
una sensazione di grande felicità,
ma allo stesso tempo di grande incertezza. Avevo un contratto milionario con
Crystal Oro Birra e tre mesi dopo dovevo registrare un altro spot, ma a quel punto
sarei stata di sette mesi. Julio
però mi ha sostenuto: gridò per
l'emozione di essere un papà e disse 'andiamo a sposarci,
avremo questo bambino, è la cosa più bella che mi sia capitata nella
vita'.”
- Quando aveve iniziato la vita insieme?
“Ho continuato
a vivere con mia madre, ma piangevo ogni giorno, soffrendo e voglio
dire questo perché
sono sicura che molte ragazze hanno
provato lo stesso e anche adesso non
vede altri occhi rispetto a
quelli di Mariana, mi sono
sentita molto in colpa. Sei mesi
dopo ci siamo trasferiti a
Miami, per avere Mariana
lì. E io ho
vissuto come una pascià servita e coccolata. Sono stata felice, mi
ha amato era divino”.
- L’ha mai
maltrattata?
“Quella
che hanno mostrato in TV
è una stronzata che mi ha colpito,
l’ho amato, era divino e non mi ha mai mancato di rispetto. Invece, durante la mia gravidanza dove
avevo voglia di salsiccia con limone ogni
notte lui usciva e me la portava.
Eravamo superinnamorati ho vissuto una vita
confortevole a Miami, ma senza fronzoli, non avevo nemmeno una cameriera per le
pulizie”.
- Non si è mai sentita perseguitata
dalla sorte o voluto gettare la spugna?
“Una volta mia
mamma mi ha chiesto se mi è dispiaciuto tutto quello che avevo vissuto, per
aver voluto Julio, e gli ho risposto: Non rimpiangere mai, perché non avrei
avuto Mariana', e lei mi ha rispostoe, 'giusto, non ci sarebbe da Mariana, che
è la vita di tutti'. Sono stati giorni difficili, ma li ho coraggiosamente
superati”
- Sapevi che era un informatore?
“Non mi ha mai detto che stava negoziando con le autorità statunitensi e ha
scoperto tutto quando è scomparso ...”
-
Come hai saputo della sua morte?
“Per due mesi
ho pensato che fosse stato rapito,
che poteva soffrire che fosse molto malato, invece era morto ...”
- E come l’ha presa?
“Fu terribile, non mi è restato niente e la cosa peggiore è che Mariana
aveva appena otto mesi. Come me, quando mio padre morì in un incidente aereo.
Ho pensato che la mia carriera fosse finita. Senza lavoro, a casa, tutti che mi accusavano. A volte Mariana mi
abbracciava e si metteva a piangere e piangere, non sapevo dove e come dirigere la mia vita, ero molto
triste, ma i bambini a volte ti guidano…”
- Cosa ha
fatto?
“Sono ritornata
in Colombia con mia figlia, mi sono proposta alle principali catene di
supermercati ho fatto autografi per giorni interi,. È stata dura, ma sono
riuscita.”
- E la carriera di modella?
“Ho fatto
pubblicità per tutti
gli Stati Uniti, ho un grande
angelo. Ora ne
parlo e rido ma è stata dura, questo è quello che ho vissuto e che l’ho accettato Sono maturata
molto, mi sono avvicinarsi a Dio e so che da ora avrò solo bene, perché
se uno è vicino a Dio, tutto scorre”.
- Ritiene
che se non fosse successo tutto ciò la
tua carriera ora sarebbe ancor più al top?
“Sono nata a
Medellin, una città dove i ragazzi che vanno in
palestra, che studiano, non hanno niente a che
fare con il traffico di droga alltri sì,
soprattutto negli anni '90. Non che io voglia cercare di nascondere tale
realtà, ma è il momento di
cambiare argomento: ho fatto film,
ho scritto libri, bisogna voltare pagina.”
- Il
passato è passato?
“Sì, è quello che sto facendo ora. L'unico
modo per garantire il futuro è quello di
vivere il presente nel miglior modo
possibile, allora mi circondo di
persone buone, ho chiaro chi sono e non mi colpisce
anche quello che dicono su di me di buono né di cattivo. Invece, io vado avanti
con quello che sto costruendo, per
cercare di essere una migliore mamma,
una buona professionista, una donna
assennata”
-La tua azienda cresce sempre più?
“L’abbronzante
è venduto super
bene, e ho aromaterapia oli,
profumi per donne, uomini, e lancerò
una linea per bambine. Ora ho 25 prodotti”
-Mariana sa
del 'Cartello'?
“Non si è preparati
per queste cose, non
c’è un manuale che ti dica come fare, come essere
migliore mamma, ma
ho trovato uno psicologo che mi
ha guidato per affrontare questi problemi con Mariana, che
ultimamente a causa della serie TV ha cominciato ad fare domande, domande che
non aveva mai fatto”.
- Che ne sa lei
di suo padre?
“Ciò
che vi
ho mostrato. Ho una registrazione
di lui, siamo io e Mariana stiamo registrando
e ci dice che ci ama. Le mostro le foto di
Julio. Lei sa che suo padre era un tipo tosto, buon padre. E Mariana è
altrettanto divertente come lui”.
![]() |
Onassis, la Callas ed il marito Titta Meneghini |
MARIA ED ARISTOTILE AL DI LA DEL BENE E DEL MALE
…In punta di piedi entrò nella stanza in penombra, dalle tende
filtrava la luce, come di consueto s’accinse ad aprire le persiane per far
entrare il chiarore di un altro stupendo mattino e, girandosi verso il letto,
sussurrò a mezza voce “madame, madame”. Non venendole alcuna risposta s’accostò
al letto…il volto cereo della ‘sua’ signora le fece capire che mai più alcuna
risposta le sarebbe venuta da quelle labbra…una lacrima le scivolò sul viso.
Era una mattina di un giorno qualunque del 1977 in cui morì a Parigi Maria
Callas, voce inimitabile della lirica mondiale, che andò così a congiungersi
con il suo grande amore, Aristotile Onassis che il 15 marzo del 1975 l’aveva
preceduta nel grande viaggio, e che l’aveva abbandonata per sposare la vedova
Kennedy, Jacqueline Bouvier, l’americana. Si conobbero a bordo del “Christina”
il fantastico panfilo di proprietà di Onassis dove Maria Callas fu ospite
insieme al marito Giambattista Meneghini. Iniziò così una delle grandi storie
d’amore del nostro secolo, sotto l’occhio vigile e pettegolo di Elsa Maxwell,
notissima giornalista americana, correvano gli anni ’50, e che per prima
s’accorse della simpatia sbocciata fra i due.Chi avrebbe mai scommesso che quel
“pezzente” e mingherlino greco, transfugo da Smirne, lavapiatti, gigolò da
strapazzo nei più infimi locali notturni di Buenos Ayres che rispondeva
all’altisonante ed impegnativo nome di Aristotile Socrate Onassis sarebbe
diventato uno degli uomini più ricchi del mondo, simbolo stesso del denaro,
amato dalle donne, odiato dagli uomini?Le donne sono state fondamentali nella
vita di “mr.O”, dalla madre Penelope Dologlu, morta ad appena 33 anni, alla
matrigna Elena, alla figura determinante della nonna Getsemani da Moutalasski,
a Mamita ovvero Ingeborg Bryde coniugata Dedichen figlia d’armatori che le
cronache dicono sia stata uno dei suoi primissimi ed importanti amori, ad
Athina Livanos sua prima moglie che sposò il 28 dicembre 1946 appena
diciassettenne, lui ne aveva quarantasei, nella cattedrale greco-ortodossa di
Londra. Questo matrimonio fu per Ari non solo una questione d’amore, ma una
questione d’affari, il regolamento di un pegno che aveva con il suocero (i
maldicenti sostengono una vendetta) che per regalo di nozze gli diede la nave
Liberty della sua flotta ed un appartamento a Sutton square, sull’East River, a
New York. Tra i pettegolezzi che corsero intorno a questo matrimonio c’è
addirittura chi ha mor morato che durante il viaggio di nozze, (la tappa fatta
a Montevideo nella residenza di Dodero, finanziere, sostenitore di Peron), egli
avesse “intimamente” frequentato la bellissima Evita, moglie del dittatore
argentino, che adoperando il suo fascino cercò di far combinare ad Onassis
affari con il ‘padrone di casa’ in modo che in Argentina entrassero capitali
‘freschi’ per risollevare le sempre disastrate finanze del suo paese. Ma
veniamo all’incontro, al coupe-de-foudre, che portò alla ribalta delle cronache
rosa di tutto il mondo il nome di Onassis, quello con Maria Meneghini Callas.La
fama della Callas aveva oltrepassato gli oceani, il suo nome era noto ovunque,
non solo nel ristretto mondo della lirica: Maria Sofia Cecilia Kalogeropulos
greca, nacque il 3 dicembre del 1923 a Manhattan (N.Y) da Evangelia e Giorgio
Kalogeropulos che cambiò cognome di difficile pronuncia per gli americani in
Callas. Grassa e miope la giovane Maria
aveva il dono d’una voce eccezionale, arrivò in Italia nel 1947, a Verona per
la precisione, invitata a cantare in 4 spettacoli per la stagione lirica
dell’Arena, nella Gioconda. Lì fece il primo incontro determinante della sua
vita, conobbe Giovanni Battista Meneghini, detto Titta, industrialotto del
mattone. Due anni dopo, nell’aprile del 1949 si sposarono nonostante
l’opposizione delle famiglie, lui aveva trent’anni più di lei. Meneghini da
quel momento investì denaro e risorse nella carriera artistica della moglie
diventandone l’abile mamager. Maria sotto suo suggerimento si sottopose ad una severa dietra dimagrante
acquisendo una linea snella, da crisalide divenne farfalla, e sicura di sé,
magra e seducente conquistò con la sua voce ed il suo fascino la platee del
mondo.L’incontro con Ari avvenne durante un ballo, una festa del bel mondo che
la cronista americana Elsa Maxwell frequentemente teneva a Venezia, passaporto
per un ‘drink’ sul Christina di Onassis ancorato in una insenatura del Canal
Grande, era il 1957.Sul momento l’interesse di Onassis sembrava esclusivamente
dovuto al fatto che Maria era greca come lui, anche se si diceva che quando
avvicinava una bella donna, quasi sicuramente, era per farne preda da
conquistare.Fu però a Parigi che scoccò la scintilla, complici numerosi cesti
di rose fatti pervenire in albergo alla soprano, da un ammiratore rimasto
ignoto fino all’ultimo cesto nel quale fu inserito un biglietto che portava la
firma di Onassis, questo in occasione del debutto all’Operà di Parigi. La forte
e passionale personalità di Maria Callas restò intrappolata da quelle rose e
dal fascino rude dell’anziano, ma tenebroso e munifico ammiratore. Chi non
sarebe stata soggiogata da Ari, sguardo penetrante dietro la spessa montatura
degli occhiali, il sorriso accattivante e dominatore, la possente stretta di
mano, l’aria di potenza che sprigionava da ogni poro?Divennero amanti e si
incontrarono in segreto durante una tournèe londinese della soprano, incontri
sempre protetti dal più assoluto riserbo fino alla famosa crociera sul
Christina che consacrò pubblicamente la loro unione. Maria lasciò il marito
confessandogli di essersi innamorata di Ari proprio a bordo del panfilo, attraccato
nel porto di Istambul, al ritorno da un ricevimento all’Hilton alle prime luci
dell’alba, all’inizio di agosto. Trovò il coraggio di confessare l’amore per
Onassis proprio dopo una cerimonia tenutasi sulla tolda della nave: il
patriarca Atenagora, in visita a bordo, diede a Maria ed Ari inginocchiati per
riceverlo, una sorta di benedizione che fu come la conferma ufficiale del loro
amore. Al polso di Maria brillava un braccialetto con inciso TMWL (To Maria
With Love, a Maria con amore).
Ormai
non si nascondevano più. La moglie di Onassis, Tina, li sorprese mentre,nel
salone centrale della nave, facevano all’amore sui divani incuranti dei
camerieri e di chiunque avrebbe potuto vederli, compreso il marito di Maria. A
nulla valse dirlo a Meneghini che disperatamente si aggrappava all’idea che la
relazione fosse solo una “sbandata”. Il ritorno a Milano ed alla stagione
invernale non modificò le cose e confermò a Meneghini l’ineluttabilità
dell’accaduto. Ari raggiunse la Callas a Milano ed i paparazzi li fotografarono
mentre mano nella mano entravano al Principe di Savoia, in un’ora nella quale
certamente i comuni mortali dormono. A Sirmione avvenne la plateale rottura tra
i “vaffa” di Meneghini, le offerte di denaro di Onassis e gli urli isterici di
Maria. Un comunicato stampa stilato l’ 8 settembre del 1959 mise fine alla
querelle, da quel momento Maria era libera, tutta per Ari. Tina Livanos il 25
novembre 1959 chiese il divorzio da Onassis per adulterio davanti alla Corte
Suprema dello Stato di New York, una decina di giorni prima il Tribunale di
Brescia aveva concesso la separazione legale a Giambattista Meneghini. Maria
Callas ed Aristotile Onassis erano, soli, a bordo del Christina in crociera nel
mar Egeo.
La
risposta di Onassis alle dichiarazioni ufficiali della moglie non fu certo una dichiarazione d’amore per la
Callas: “E’ sempre doloroso quando si rompe un matrimonio – annunciò -fra la
signora Callas e me non è mai sussistita alcun tipo di relazione sentimentale!”
concluse con aria di sconforto Ari davanti ai giornalisti londinesi. Maria
disdisse un concerto al quale doveva partecipare ed i pettegoli diedero per
conclusa la sua luminosa carriera. Ma l’estate successiva vide il riesplodere
della passione tra i due che furono visti ballare guancia a guancia nei night
più alla moda di Montecarlo, scambiandosi effusioni come due fidanzatini
novelli. Il loro matrimonio veniva ormai dato per scontato, tantopiù che Tina
Livanos era convolata a seconde nozze con il marchese di Blandford parente alla
lontana di Sir Wiston Churchill, amico di fammiglia, affezionato sinceramente
alla ex moglie di Ari. Uno dei maggiori ostacoli alle nozze, mai celebrate, tra
Maria ed Ari furono i figli di lui, Alessandro e Christina. Dimostrarono sempre
una feroce avversione per quella che loro chiamavano sprezzantemente la
cantante, la ragione principale della separazione avvenuta tra i genitori. Forse
Maria non aveva la dolcezza necessaria, forse i figli di Onassis erano due
ragazzini viziati o forse semplicemente due poveri bambini, troppo ricchi e
soli per vivere la loro infanzia in maniera normale, che non perdonarono mai ad
Ari e soprattutto a Maria d’essere la causa della loro infelicità. La loro
relazione soffriva d’alti e bassi, l’essere greci, passionali, provenienti dal
basso, li portava automaticamente al conflitto. Egli esercitava su di lei il
suo dominio, le indicava come vestire, come pettinarsi, più che una cantante
l’avrebbe voluta attrice, infatti quando era presente a suoi recital li seguiva
sì, ma con l’aria annoiata ritenendo che un’attrice, una star, fosse più
importante di una diva della lirica. I loro litigi erano famosi: Ari andava a
smorzare i furori ad Atene bevendo ouzo, ballando e rompendo piatti finchè non
smaltiva la sua collera. Maria, invece, trascurava la sua carriera per stare
con lui seguirlo ovunque subendone le umiliazioni, che lui le infliggeva quando
non la voleva presente ad incontri con personalità importanti, con Wiston
Churchill per esempio, in quanto sapeva che lo statista non aveva mai ben
digerito il suo divorzio da Tina, godendo momenti d’estasi quando Ari
pretendeva di fare l’amore ovunque si trovassero, fosse pure la piazza
principale di Atene. L’apoteosi della loro relazione e della loro felicità
culminò nell’acquisto dell’isola di Skorpios da parte di Onassis, al largo
dello Jonio, dove trascorsero l’intera stagione estiva. Fu proprio in quel
periodo che entrò nella loro vita una coppia famosa, i principi Radziwill, non
immaginava la Callas quali nuvole nere si addensassero all’orizzonte grazie a
quell’incontro. Ari fu un padrone di casa perfetto ed ospitale. Circondò
d’attenzioni la principessa Lee, il vecchio marpione greco ne aveva ben donde,
lei era nientepopodimeno che la sorella di Jackie Bouvier, la moglie del
presidente degli Stati Uniti John Kennedy, e lui aspirava ad allargare i suoi
affari nella pasciuta America ed aveva
bisogno di un “passaporto” per entrare in grande stile. Fu proprio questa
stretta frequentazione che permise ad Onassis di avere, tra gli illustrissimi
personaggi che ogni anno ospitava a bordo del suo panfilo per la consueta
crociera nell’Egeo, Jacqueline Kennedy accompagnata dalla sorella Lee col
marito e scorta. Si mormorava tra l’altro che la bella Lee fosse l’ultima
‘fiamma’ di Ari. La Callas venne a conoscenza dai giornali, che riportavano la
lista dei Vip invitati a bordo del Christina per la solita crociera, che lei non figurava tra gli ospiti in quanto
impegnata in una tournèe. Le foto del
“suo” Ari a spasso con le sorelle Bouvier, Jacqueline appariva radiosa, per le
stradine di Smirne fecero il giro del mondo. Il Presidente Kennedy, non potendo
“richiamare” alla Casabianca la consorte per ragioni di protocollo, le ricordò
il suo ruolo e l’effetto che quelle foto avevano avuto sull’opinione pubblica
americana, la moglie di Kennedy a spasso con il “greco”. Jacqueline ritornò a
Washington secondo quanto previsto, 17 ottobre 1963, Kennedy confermò che
Onassis non sarebbe stato il benvenuto negli
Stati Uniti, almeno fino a conclusione della campagna elettorale per
l’elezione del Presidente nel 1964.Il
22 novembre 1963 Kennedy fu assassinato a Dallas. I
rapporti tra Onassis e la Callas in quel periodo furono piuttosto freddi, la
somma degli eventi accaduti, il fatto che lei fosse stata esclusa dalla famosa
crociera con la Kennedy, non contribuirono certo a creare tra loro un’atmosfera
di serenità. Ari, da ‘gran filibustiere’ qual era ne ideò una delle sue, per
ammorbidire Maria organizzò, in occasione del
40° compleanno di lei, una
grandiosa festa - quella che poi le
cronache definirono “del perdono” - da
Chez Maxim’s a Parigi. Tra gli i invitati presenti il gotha mondiale dei Vip.
Fiumi di Dom Perignon per brindare all’evento con Maria raggiante al fianco di
Ari. La Callas ritornò alle scene con Tosca, ma la sua voce non era più quella
di prima, la vita con Ari, le notti folli, fu un debutto deludente le critiche feroci sui
giornali parlavano di una “Callas sulla
via del tramonto”. Ari comprese che in
fin dei conti gran parte della responsabilità era sua, trascorse con lei a Skorpios l’intera estate, l’ultima felice. Onassis
(complesso di colpa?) le intestò anche una parte di azioni di una sua società
liberiana. Una sorta di liquidazione? Probabilmente visto che i loro rapporti
ormai avevano preso una china discendente, litivagavano violentemente anche in
presenza d’altri, lui la trattava malissimo dando segni di insofferenza.
Diradarono le loro uscite, Maria trascorreva sempre più spesso le serate chiusa
nella sua casa d’ avenue Georges Mandel.Il 20 ottobre 1968, un
pomeriggio grigio, cadeva una pioggerellina fitta, nella chiesetta di Skorpios
l’archimandrita Plykarpos Athanassiou unì in matrimonio Aristotile Socrate
Onassis e Jacqueline Bouvier vedova Kennedy alla presenza dei figli di lei
John-John e Caroline con una distrutta Christina Onassis in lacrime a fianco
del fratello Alessandro, il destino s’era compiuto.
Annamaria Ghedina
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