Elezioni
del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari 2013, è Francesco Testa
dell' Università FedericoII di Napoli
il più votato d' Italia. Lo studente di Economia e Commercio è stato eletto
nelle fila della Confederazione degli Studenti con oltre 5400 preferenze. "Ringrazio
tutte le Associazioni della Confederazione e tutti gli Studenti - dichiara Testa
- che hanno scelto di premiare chi come noi, ogni giorno, lavora nelle
Università per la difesa del diritto allo Studio". "La
più grande Associazione apartitica d' Italia fondata nel 1995 conferma, ancora
una volta, la propria presenza all' interno del massimo organo della
Rappresentanza studentesca, nonostante le innumerevoli difficoltà e le tante
pressioni politiche esterne. Restiamo di gran lunga la prima forza elettorale ed
organizzativa del più grande ateneo del mezzogiorno" aggiunge Marcello Framondi,
Presidente nazionale
della Confederazione degli Studenti La
Confederazione risulta essere la prima Associazione della Università FedericoII
di Napoli, con oltre 4400 voti di lista, doppiando
ampiamente i giovani del PDL guidati da Armando Cesaro, fermi sotto la soglia
dei 2000 voti.
A.A.A. CERCASI PEDALATORI ALLENATI PER UN VIAGGIO
LUNGO LO STIVALE
Andrea De Gruttola, ciclo viaggiatore attraverserà l’Italia in bicicletta per vie secondarie coinvolgendo altri pedalatori in questa avventura
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Andrea De Gruttola |
principi”. Andrea è raggiungibile via e mail adgruttola@gmail.com e sulla pagina facebook “giallabianca”. Altre info su www.andreadegruttola.net Andrea De Gruttola è un appassionato del viaggio in bici (badate bene, non della bicicletta, sottigliezza filosofica non da poco) da quando aveva la ragione. Varca in bici i confini dell’Italia a vent’anni insieme ad un amico conosciuto ai tempi del periodo studentesco partenopeo. E così sono seguiti vari viaggi in giro per l’Europa (Highlands scozzesi, Capo Nord, Milano-Parigi-Londra) fino all’inizio dei raid solitari nelle terre estreme (Islanda, Alaska, Deserti del Sud America). Oggi, alle soglie delle quaranta primavere, rientra in una dimensione più sociale con questa pedalata Italiana che vede, tra i tanti scopi, riportare in strada gli amici di un tempo e quelli più recenti. Andrea vive a Milano ed è di origine avellinese. La passione per le forme d’arti “persistenti”, fotografia e scrittura in testa, hanno trovato nell’amalgama con la bicicletta un potente deterrente ai mali della vita. Sono seguiti, infatti, due romanzi, ”Il numero imperfetto” e “Senza Fine”, storia d’amore e cronaca nera, mentre un altro è in lavorazione.
L’ACCENDERSI DELLA LAMPADINA
Le connessioni inattese: tra Arte
e Scienza

- Ing. Vinci, lei è uno scrittore oltre che un uomo di scienza, qual è
la sua opinione sulle connessioni inattese?
“Che rappresentano l' "accendersi della lampadina", da cui
traggono origine buona parte delle scoperte scientifiche. Spesso è anche il
punto d'arrivo di un lungo, inconsapevole lavorìo del cervello, che accumula
dati, li elabora e talvolta accosta in modo nuovo due idee o concetti apparentemente
distanti, finché non scocca la scintilla che consente di vedere le cose in
un'ottica diversa, tutta nuova (poi magari rimane un lungo e faticoso lavoro di
rielaborazione e verifica, in cui si adoperano circuiti mentali completamente
diversi). Penso per esempio a scoperte come l'isocronismo delle oscillazioni
del pendolo da parte di Galileo, la struttura esagonale della molecola del
benzene da parte di Kekulé, la radioattività da parte di Becquerel, la
penicillina da parte di Fleming; ma forse la connessione più famosa di tutte è
quella, forse leggendaria (o forse no), tra il moto della Luna e la caduta di
una mela da parte di Isaac Newton... Comunque, se mi è consentito, qui mi piace
rileggere in modo nuovo la teoria dei quattro elementi tanto cara ai
presocratici: il "fuoco" è la scintilla dell'intuizione, allorché una
nuova idea - o una connessione inattesa - balena alla mente in modo improvviso;
l' "aria" è lo sviluppo dell'idea attraverso il pensiero; l'
"acqua" è la sua esposizione attraverso la parola, il discorso: la
"terra" è il suo consolidamento attraverso la messa per iscritto
(beh, anche questa, a pensarci bene, è una connessione inattesa...). In ogni
caso, per poter fare una connessione la mente di uno scienziato deve in certo
senso diventare, o rimanere, come quella di un bambino (pensiamo alla famosa
"linguaccia" di Einstein), cioè deve ancora chiedersi il perché delle
cose, sapersi stupire dei fenomeni, anche quelli comuni e apparentemente
banali, che gli capitano attorno. Invece la maggior parte degli uomini, dopo la
pubertà e spesso anche prima, non vuole e non può più porsi delle domande:
accettano il mondo supinamente così com'è, perdono la capacità di meravigliarsi
e, se magari seguono la carriera universitaria, sono e restano dei meri
"ragionieri del sapere acquisito".
- Omero nel Baltico, ci potrebbe raccontare in breve questo viaggio
originale?
“Per me questa è stata, e tuttora
è, una straordinaria avventura intellettuale, iniziata una sera di diciotto
anni fa allorché lessi in un passo di Plutarco che l'isola Ogigia, punto di
arrivo delle avventure di Ulisse e punto di partenza del suo ritorno ad Itaca,
si trova "a cinque giornate di navigazione dalla Britannia", in pieno
Oceano Atlantico! Poiché già sapevo degli enormi problemi da cui è affetta la
geografia di Omero allorché si pretende di collocare i suoi due poemi, l'Iliade
e l'Odissea, nel mondo mediterraneo, ho cercato - inizialmente quasi per gioco
- di identificare Ogigia con un'isola reale dell'Atlantico per poi far fare ad
Ulisse il suo viaggio di ritorno, accuratamente descritto nel quinto libro
dell'Odissea, a partire da lì. Così mi si è via via dischiuso un mondo del
tutto nuovo, in cui le contraddizioni che affliggono la collocazione
mediterranea spariscono d'incanto e tutti i pezzi di un "puzzle"
plurimillenario vanno finalmente al giusto posto. Man mano mi si è rivelato in
tutta la sua bellezza il mondo della perduta età del bronzo nordica, di cui
rimangono splendidi reperti nei musei, ma del quale finora non si sapeva
praticamente nulla... I poemi omerici, riletti in questa chiave,
"resuscitano" quel mondo perduto e retrodatano la storia della
preistoria dell'Europa di almeno un millennio! Vi sono stati momenti di
un'emozione indicibile, che tuttora si ripetono quando riesco a mettere a fuoco
un altro frammento, un ulteriore dettaglio di quel mondo perduto, che parla
attraverso Omero (o meglio, attraverso una remotissima tradizione orale che i
"biondi Achei", scendendo dalla loro perduta patria primordiale
scandinava, hanno poi trasposto nel Mediterraneo, dove sarebbe stata messa per
iscritto molti secoli dopo). È stato, e tuttora è, uno starordinario viaggio
della mente sia nello spazio che nel tempo, di cui cerco di far partecipi tutti
coloro che leggono il mio libro ed assistono alle mie conferenze.
- Il suo rapporto con
l'Arte.
Il mio rapporto emozionale con
l'Arte è fortissimo, per me l'emozione estetica è intensa quanto quella che
avverto quando la scintilla dell'intuizione mi scocca nella mente e provo la
vertigine di aver scoperto qualcosa di nuovo. D'altronde Platone ci ha
insegnato che i vertici del cammino iniziatico sono il Bello, il Vero e il
Bene: essi per me sono strettamente connessi ad una sensazione profonda, e nel
contempo esplosiva, di felicità. A.D.Aq.

Raffaele Rizzo “Coordinatore severissimo di patapruriti
oratori”
DALÌ, PICASSO,
Buñuel, Queneau, Vian, Duchamp, Satie, Clair, Prevert, ma anche Zenone, Seneca
e Totò non solo grandi artisti, filosofi e pensatori, ma portatori di un
segreto e di un modus vivendi comune, essere patafisici. La patafisica è una corrente artistica nata dallo scrittore e
drammaturgo francese Alfred Jarry ed è "la scienza delle soluzioni
immaginarie"; principi e i fini della scienza patafisica sono lo
studio del particolare e delle eccezioni e la scoperta dell'universo
supplementare al nostro perché, come affermava Jarry stesso: “è sciocco
decifrare in modo univoco un fenomeno quando ne esistono infinite
interpretazioni”. Come in Francia, dove nel 1948 nacque a Parigi un Collegio di
patafisica, il Collège de Pataphysique, così a Napoli e in tantissime
altre città del mondo sono nate delle vere e proprie Istituzioni patafisiche,
con Statuti e Collegi. A Napoli fu Luigi/Luca Castellano a fondare l' "Istitutum
Patafisicum Partenopeum", poi rinnovato e chiamato “Istitutum Partenopeum”
retto attualmente da Mario Persico. La patafisica ha i suoi simboli, un suo
calendario, con tredici mesi e il Capodanno che cade l’8 settembre (data di
nascita di Jarry). Spiegare cosa sia la patafisica è difficile, anzi per i veri
patafisici sarebbe come tradire il fondamento stesso di questa scienza, perché
essa si afferma attraverso la letteratura e l’arte ponendosi accanto alla
scienza tradizionale usando l’ironia e l’assurdo fino ad arrivare al nonsenso,
senza nessuna nozione precostituita. Per capire meglio di cosa parliamo,
bisognerebbe assistere ad uno spettacolo patafisico, come gli “Esercizi di stile
e ‘patafisici frammenti”, del regista Raffaele Rizzo, Coordinatore
Severissimo di Patapruriti oratori all’Istituto patafisico partenopeo che noi
abbiamo incontrato per cercare di capire, e non so se ci siamo riusciti, vedete
un po’ voi.. “Uno spettacolo mai uguale a
se stesso, dove gli attori e il pubblico cambiano il senso di ciò che è scritto
perchè certe cose, come
dice Rizzo, dette sulla scena significano
una cosa, scritte su un foglio, significano un’altra”.
- La Patafisica una scienza particolare, o meglio la scienza del
particolare; come l’ha conosciuta e quale è stato il suo primo approccio con
essa?
“Mi fu presentata da una amica
comune”
- Lei è uno scrittore e un regista teatrale, cosa la appassiona della
Patafisica?
“La sua disinvoltura a letto”.
- Se dovesse spiegare i fondamenti della scienza patafisica in poche e
semplici parole, quali sceglierebbe?
“È che da quassù i fondamenti non si distinguono bene. Comunque direi,
oltre alla già detta disinvoltura, la propensione al gioco e al paradosso”.
- Nel suo spettacolo patafisico
“Esercizi di stile e ‘patafisici frammenti” gli attori si sono misurati con i
suoi testi e con Raymond Queneau e gli “Esercizi di stile”; prima della
rappresentazione, come lei stesso ha dichiarato, non si poteva dire cosa
veramente avrebbero inscenato, ora cosa ci dice, quale è stata la sua
impressione cosa è accaduto quella sera?
“Quella sera sono rimasto sconvolto dalla facilità con cui Paty,
come la chiamo nell’intimità, usciva ed entrava in scena. Una vecchia
disinvolta teatrante”.
- Qual è il suo rapporto con il pubblico e che ruolo ha quest’ultimo in
uno spettacolo patafisico.
“Il pubblico è molto importante a teatro. Una volta feci uno spettacolo
senza pubblico. Una freddezza, ma una freddezza che vi dico! E manco uno
straccio di applauso”.
- Da membro dell’Istituto Patafisico partenopeo, considera la patafisica
uno stile di vita, un modo di approcciare la realtà? Lei “vive da patafisico”?
“In realtà mentre nascevo ridevo e pronunziavo lo strillo ha ha!.
Furono i miei genitori che ne ricavarono indicazioni tali da orientarmi verso
la ’patafisica’. Ad ogni modo - con la dovuta modestia - sono poi approdato
all’ Istituto Patafisico Partenopeo ed al Collage de Pathapisique di Bergamo.
Il mio grado è quello di “Coordinatore severissimo di patapruriti oratori” a Napoli
e di “Astrattofilologo posteriore” a Bergamo”.
- Quali saranno i suoi prossimi lavori patafisici e non?
“Il prossimo mio impegno sarà una lectio alumnalis che terrò al
conservatorio musicale di Foggia. In quell’occasione presenterò una
”performance per sassofono, cane analogico e ‘patafisico’. Sarà presente Polly,
gallina ’patafisica’, con un suo uovo. In quella occasione condurrò un
esperimento che dovrà verificare - dopo aver tenuta digiuna Polly e al freddo
l’uovo - se, alla fine, sarà morto prima
l’uovo o la gallina”. Alessandra Dell'Aquila
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